Maresine: biosintesi, meccanismi d’azione e implicazioni nutrizionali

Le maresine sono una famiglia di molecole lipidiche bioattive coinvolte nella risoluzione dell’infiammazione e nella rigenerazione tissutale.[1]

Sono state individuate quattro classi di maresine: le maresine 1 (MaR1) e 2 (MaR2), le MCTR e le maresine L1 (MaR-L1) e L2 (MaR-L2). Le maresine fanno parte del più ampio gruppo degli SPM.[2]

Sono prodotte, a partire da acidi grassi polinsaturi omega-3, per lo più nei macrofagi, ma anche nei leucociti e piastrine, attraverso vie di sintesi differenti che hanno in comune il primo passaggio: l’ossigenazione dell’acido docosapentaenoico (DPA) o dell’acido docosaesaenoico (DHA) in posizione 14, in una reazione catalizzata dalla 12-lipossigenasi. Sono molecole dotate di centri chirali e numerosi doppi legami, anche in configurazione trans.[3]

Le maresine e gli altri SPM sono prodotti a partire da acidi grassi derivanti dall’acido alfa-linolenico (ALA). Negli esseri umani, la conversione di ALA in DPA, in acido eicosapentaenoico (EPA) e soprattutto in DHA è scarsamente efficiente, con un tasso di conversione in DHA oscillante tra lo 0% e il 4%, sebbene nelle donne in età fertile possa arrivare a un 9%.[4][5][6] Da ciò risulta evidente l’importanza dell’assunzione con la dieta del DHA.

In Sintesi: Punti chiave

  • Definizione: le maresine sono mediatori lipidici bioattivi derivati dagli omega-3.
  • Biosintesi: originano dall’ossigenazione del DHA o del DPA a opera della 12-lipossigenasi.
  • Meccanismi molecolari: esplicano la loro azione legandosi a specifici recettori di membrana, cui segue l’attivazione di cascate intracellulari del segnale.
  • Attività cellulare: promuovono lo switch fenotipico dei macrofagi da pro-infiammatori a riparativi e stimolano l’efferocitosi e la clearance dei neutrofili apoptotici.
  • Implicazioni nutrizionali: data la limitata conversione dell’ALA in DHA, l’apporto dietetico di DHA è determinante per prevenire il “deficit di risoluzione” e il rischio di infiammazione cronica di basso grado.

Indice

Gli SPM

I benefici per la salute associati all’assunzione di acidi grassi polinsaturi omega-3 sono stati evidenziati per la prima volta da studi condotti su popolazioni di eschimesi della Groenlandia e danesi.[7]

Questa scoperta ha aperto la strada a ulteriori studi mirati a definire quale fosse l’azione a livello molecolare di questa classe di acidi grassi, in particolare degli acidi docosapentaenoico, eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenoico. Sono stati individuati differenti meccanismi molecolari, quali un’azione diretta attraverso il legame a specifici recettori di membrana, modifiche della fluidità della membrana plasmatica, e la produzione di lipidi bioattivi coinvolti attivamente nel processo di risoluzione dell’infiammazione, indicati come SPM, dall’inglese specialized pro-resolving mediators. Agli SPM appartengono tre classi di derivati lipidici: maresine, resolvine e protectine.[8][9][10]

Tra gli SPM, le maresine sembrano avere un potenziale terapeutico in condizioni quali malattie cardiovascolari, danno epatico e asma.[2]

Da notare che il termine “maresina” rispecchia l’origine e la funzione biologica di questa classe di lipidi, essendo l’acronimo di “macrophage mediators in the resolution of inflammation”.

Biosintesi

Considerando la sintesi nei macrofagi delle maresine a partire dal DHA, la prima ad essere prodotta, e anche la prima ad essere stata identificata, è la MaR1, che è il prodotto di una via che si compone di tre passaggi.

La biosintesi inizia con l’ossigenazione dell’acido docosaesaenoico in posizione 14, in una reazione catalizzata dalla 12-lipossigenasi (12-LOX; EC 1.13.11.31). Il prodotto della reazione è il 14S-idroperossi-DHA (14S-HpDHA), intermedio idroperossidico che potrà seguire differenti vie metaboliche.[11]

Nel secondo passaggio si verifica l’epossidazione del 14S-idroperossi-DHA, catalizzata dalla 12-lipossigenasi, a dare un 13-14 epossido, la 13S,14S-epossimaresina (13S,14S-eMaR o 13S,14S-epossi-DHA), molecola centrale anche nella biosintesi della MaR2 e di MCTR1, MCTR2, ed MCTR3.[12]

L’epossido va di seguito incontro ad una idrolisi enzimatica che porta all’introduzione di un gruppo idrossilico in posizione 7 assieme ad un riarrangiamento dei doppi legami con formazione della MaR1.[12]
La molecola è presente anche negli invertebrati inferiori, come i Platelminti, il che suggerisce che la sua struttura e funzione siano state conservate nel corso dell’evoluzione.[3]

Formula di struttura della maresina 1 (MaR1), derivato del DHA ad azione analgesica
Formula di Struttura della Maresina 1

Il 14S-idroperossiDHA può subire una seconda ossigenazione catalizzata dalla 5-lipossigenasi, con formazione del 7S,14S-diidrossi-DHA (E,Z,E), un isomero della MaR1.[1]

La MaR2 (13R,14S-diHDHA) viene sintetizzata dall’intermedio 13S,14S-epossimaresina in una reazione catalizzata dalla epossido idrolasi solubile (EC 3.3.2.10). Al pari della MaR1 presenta un triene coniugato, ma con geometria Z,E,E.[13]

MCTR

Dalla 13S,14S-epossimaresina deriva la famiglia di molecole detta MCTR, acronimo dell’inglese maresin conjugates in tissue regeneration.

Il primo componente ad essere sintetizzato è MCTR1 (13R-glutationil,14S-HDHA) in una reazione in cui il 13S,14S-eMaR reagisce con il glutatione. La reazione può essere catalizzata da due enzimi appartenenti alla famiglia delle glutatione S-transferasi: la leucotriene C4 sintetasi o LTC4S (EC 4.4.1.20) e la GSTM4 (EC 2.5.1.18).

La γ-glutamil transferasi (EC 2.3.2.2), il secondo enzima ad intervenire, catalizza la rimozione della porzione γ-glutammilica di MCTR1 con formazione di MCTR2 (13R-cisteinilglicinil,14S-HDHA).

Formule di struttura di derivati delle maresine: le MCTR o Maresin Conjugates in Tissue Regeneration
Formule di Struttura dei Coniugati MCTR

Infine, nella reazione catalizzata da una dipeptidasi, viene scisso il legame tra i residui di cisteina e glicina di MCTR2 con formazione del terzo membro della famiglia: MCTR3 (13R-cisteinil,14S-HDHA).
Le molecole appartenenti a questa famiglia, al pari della MaR2, presentano un triene coniugato Z,E,E.[14][15]

Maresina-L1 e maresina-L2

Passando dai macrofagi alle piastrine e leucociti, è stata osservata la produzione di derivati del DHA definiti maresine-L, in particolare la MaR-L1 (14S-22-diHDHA), e la MaR-L2 (14R,22-diHDHA).[16]

La via di sintesi che porta alla produzione della MaR-L1 ha inizio dall’intermedio 14S-idroperossi-DHA che viene ridotto a 14S-HDHA, in una reazione catalizzata da una perossidasi.[1]

Formule di struttura della maresina-L1 (MaR-L1) e della maresina-L2 (MaR-L2)
Formule di Struttura della Maresina-L1 e della Maresina-L2

Nel passaggio successivo il 14S-HDHA subisce una ossidazione in posizione 22 catalizzata da enzimi appartenenti alla famiglia del citocromo P450, con formazione della MaR-L1.[17]

La biosintesi della MaR-L2 richiede l’intervento catalitico del citocromo P450; il DHA può anche essere convertito in 14R-HDHA che a sua volta può subire un’idrossilazione in posizione 22, sempre ad opera del citocromo P450, a dare la MaR-L2.[16]

Classificazione e caratteristiche chimiche delle classi di maresine
Classe Denominazione Precursore e via Biosintetica Caratteristiche strutturali e nomenclatura IUPAC
Maresine classiche Maresina 1 (MaR1) DHA via 12-LOX/13S,14S-epossido 7R,14S-diidrossi-docosa-4Z,8E,10E,12Z,16Z,19Z-acido esaenoico
Maresina 2 (MaR2) DHA via 12-LOX/13S,14S-epossido 13R,14S-diidrossi-docosa-4Z,7Z,9E,11E,16Z,19Z-acido esaenoico
Coniugati peptidolipidici (MCTR) MCTR1 DHA via 12-LOX e glutatione S-trasferasi 13-glutationil-14-idrossi-docosa-4Z,7Z,9E,11E,16Z,19Z-acido esaenoico
MCTR2 MCTR1 via γ-glutamil trasferasi 13-cisteinilglicinil-14-idrossi-docosa-4Z,7Z,9E,11E,16Z,19Z-acido esaenoico
MCTR3 MCTR2 via dipeptidasi 13-cisteinil-14-idrossi-docosa-4Z,7Z,9E,11E,16Z,19Z-acido esaenoico
Derivati leucocitari (MaR-L) Maresina-L1 (MaR-L1) DPA/DHA via 12-LOX (fagociti/piastrine) Isomero diidrossilato con triene coniugato in configurazione 14S-idrossilata
Maresina-L2 (MaR-L2) DPA/DHA via 12-LOX (fagociti/piastrine) Isomero diidrossilato stereospecifico derivato dall’ossigenazione in C-14

Meccanismi molecolari

Gli effetti molecolari delle maresine sono successivi al loro legame a specifici recettori di membrana.

Considerando la maresina 1, la molecola si lega al recettore LGR6, un recettore accoppiato a proteine G ed espresso sulla membrana di macrofagi e fagociti. L’interazione tra la MaR1 e LGR6 attiva cascate di segnalazione intracellulare che aumentano la produzione di cAMP e coordinano la risposta di risoluzione, stimolando la capacità fagocitica senza scatenare risposte citotossiche o pro-infiammatorie.[18]

Per quanto riguarda la MaR2 e i coniugati MCTR, sembrano essere coinvolti ulteriori recettori GPCR specifici e vie di segnalazione distinte nel controllo dell’organogenesi e della rigenerazione dei tessuti.[19][20]

Meccanismi cellulari

A livello cellulare, una delle funzioni delle maresine è la capacità di promuovere lo switch fenotipico dei macrofagi.

Durante la fase acuta dell’infiammazione, i macrofagi assumono prevalentemente un fenotipo pro-infiammatorio, caratterizzato dalla secrezione di citochine infiammatorie, come il TNF-α e l’interleuchina-6, e dalla generazione di specie reattive dell’ossigeno. MaR1 e MaR2 inducono la riprogrammazione del macrofago verso un fenotipo pro-risolutivo e riparativo.[12]

Questa modifica fenotipica spegne la produzione di citochine pro-infiammatorie, inibisce il reclutamento di ulteriori neutrofili, e stimola fortemente l’efferocitosi, ovvero il processo di clearance e rimozione per fagocitosi dei neutrofili apoptotici e dei detriti cellulari, un passaggio indispensabile per il ripristino dell’omeostasi tissutale.[3]

Implicazioni nutrizionali

La sintesi endogena delle maresine e degli altri SPM dipende dalla disponibilità dei loro precursori, ossia acidi grassi omega-3 a catena lunga, in particolare DHA e DPA. A causa della limitata efficienza dell’organismo umano nel convertire ALA, uno degli acidi grassi essenziali con l’acido linoleico, in DHA, l’apporto dietetico gioca un ruolo determinante nell’efficienza dei processi risolutivi.[4]

L’attuale modello alimentare occidentale, caratterizzato da un elevato rapporto tra acidi grassi polinsaturi omega-6 e omega-3, crea le premesse per una condizione definita “deficit di risoluzione”.[9] In assenza di un adeguato apporto dietetico di DHA, la capacità dei macrofagi di generare concentrazioni sufficienti di maresine viene compromessa, concorrendo al fallimento dello spegnimento dell’infiammazione e favorendo il passaggio da un processo infiammatorio acuto a uno stato di infiammazione cronica di basso grado, patogenesi alla base di numerose malattie metaboliche, cardiovascolari e neurodegenerative.[10]

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Domande Frequenti

Cosa sono le maresine e qual è il loro ruolo nell'infiammazione?

Le maresine sono mediatori lipidici bioattivi prodotti da macrofagi, piastrine e leucociti a partire dal DHA. La loro funzione principale è favorire la risoluzione attiva dell'infiammazione, la riparazione dei tessuti e la clearance dei neutrofili.

Come vengono sintetizzate le maresine a partire dall'acido docosaesaenoico?

La biosintesi parte dall'ossigenazione del DHA in posizione 14 ad opera della 12-lipossigenasi, generando un intermedio epossidico che viene trasformato nelle diverse classi di maresine (MaR1, MaR2, MCTR e MaR-L) nei macrofagi, piastrine e leucociti.

Perché l'assunzione di DHA con la dieta è fondamentale per le maresine?

Poiché la conversione endogena dell'acido alfa-linolenico in DHA è estremamente ridotta negli esseri umani (0-4%), l'apporto dietetico di DHA è indispensabile per garantire un'adeguata sintesi di maresine e prevenire l'infiammazione.