I disaccaridi sono carboidrati costituiti dall’unione di due monosaccaridi tramite un legame covalente chiamato legame glicosidico.[1]
Nell’alimentazione umana, i disaccaridi sono rappresentati dal saccarosio, lattosio, maltosio e trealosio, i quali sono isomeri di struttura che si distinguono per solubilità, potere dolcificante e reattività chimica.[2]
La loro digestione avviene a livello della mucosa dell’intestino tenue e richiede l’intervento di uno specifico corredo di glicosidasi localizzate sull’orletto a spazzola degli enterociti.[3] Questi enzimi mostrano un’elevata stereospecificità, distinguendo la configurazione dell’anomero α o β del legame glicosidico.[4]
Quando l’attività di uno o più di questi enzimi è assente o carente, per alterazioni genetiche primarie o danni secondari alla mucosa intestinale, si verifica un malassorbimento dei disaccaridi. Il disaccaride non digerito prosegue verso il colon, dove agisce come soluto osmoticamente attivo e viene fermentato dal microbiota intestinale, innescando sintomi gastrointestinali sovrapponibili tra i diversi deficit enzimatici.[5][6]
In Sintesi: Punti Chiave
- Struttura e proprietà chimiche: i disaccaridi sono isomeri formati da due monosaccaridi uniti da legame O-glicosidico. Si distinguono in riducenti (lattosio e maltosio) e non riducenti (saccarosio e trealosio) in base alla presenza di un gruppo emiacetalico libero.
- Stereospecificità dell’anomeria: la chiusura dell’anello monosaccaridico crea anomeri α e β. La geometria del legame glicosidico risultante richiede enzimi idrolitici stereospecifici.
- Digestione intestinale: le glicosidasi dell’orletto a spazzola (saccarasi-isomaltasi, maltasi-glucoamilasi, trealasi e lattasi) idrolizzano selettivamente i legami glicosidici dei disaccaridi alimentari. La lattasi è l’unica β-glicosidasi digestiva dei mammiferi.
- Fisiopatologia da deficit enzimatico: la carenza di glicosidasi porta all’accumulo intraluminale del disaccaride, causandone la fermentazione da parte del microbiota intestinale e lo sviluppo di diarrea osmotico-fermentativa e disturbi gastrointestinali.
- Eziologia dei deficit: le carenze possono essere genetiche e congenite, o secondarie e transitorie, dovute a patologie o lesioni dell’epitelio intestinale.
Indice
- Proprietà chimiche
- Legame glicosidico nei disaccaridi
- Disaccaridi alimentari
- Digestione dei disaccaridi e glicosidasi
- Bibliografia
Proprietà chimiche
I disaccaridi sono molecole organiche formate dall’unione per condensazione di due monosaccaridi, uniti da un legame covalente chiamato legame glicosidico.[1]
Saccarosio, lattosio, maltosio e trealosio hanno formula chimica generale C12H22O11 e peso molecolare pari a circa 342,30 g/mol, differenziandosi per la disposizione degli atomi; dunque sono isomeri.[7]
Sulla base della presenza o meno di un gruppo emiacetalico libero che possa agire come gruppo aldeidico riducente, i disaccaridi possono essere riducenti o non riducenti. Al primo gruppo appartengono il lattosio e il maltosio, al secondo il saccarosio e il trealosio, poiché anche il gruppo emiacetalico del secondo monosaccaride è impegnato nella formazione del legame glicosidico.[2]
Lattosio e maltosio, essendo disaccaridi riducenti, quindi dotati di un gruppo emiacetalico libero, possono andare incontro alla reazione di Maillard, reagendo nella cottura con gli amminoacidi delle proteine e portando alla formazione di composti aromatici e all’imbrunimento della superficie degli alimenti durante la cottura.[8]
I disaccaridi, al pari dei monosaccaridi, sono molecole facilmente solubili in acqua e che si presentano dolci al palato. Il loro potere dolcificante viene rapportato a quello del saccarosio, a cui si attribuisce per convenzione il valore 1: il lattosio presenta un valore di 0,16–0,4, il maltosio di 0,3–0,5, e il trealosio di circa 0,45.[9]
Legame glicosidico nei disaccaridi
Nei disaccaridi, i due monosaccaridi sono uniti da legame glicosidico, un legame covalente che si stabilisce tra l’atomo di ossigeno di un ossidrile facente parte di un gruppo emiacetalico di una molecola e un atomo nucleofilo, in genere un atomo di ossigeno, azoto o zolfo, di un’altra molecola. La reazione che porta alla formazione del legame glicosidico è una condensazione, che comporta il rilascio di una molecola d’acqua e la formazione di un acetale.
Nel caso della formazione dei disaccaridi, l’atomo nucleofilo che porta l’attacco appartiene a un secondo monosaccaride, e il legame che si stabilisce è un legame O-glicosidico.[8]
Stereospecificità del legame glicosidico
Sulla base della configurazione di partenza del carbonio emiacetalico, il legame glicosidico può essere di tipo α o β.[4]
Se consideriamo il carbonio emiacetalico di un qualsiasi monosaccaride, questo presenta il fenomeno dell’anomeria: nella forma ciclica a catena chiusa della molecola sono infatti possibili due distinte configurazioni stereochimiche, indicate come anomeri α o β.
Nel corso della ciclizzazione intramolecolare che porta alla chiusura dell’anello, con conversione del carbonio carbonilico sp2 in un centro chirale:
- l’isomero α si forma quando l’ossidrile anomerico si dispone in posizione trans rispetto al gruppo stereocentrico di riferimento, ovvero orientato verso il basso nella rappresentazione di Haworth per la serie D;
- l’isomero β si forma quando l’ossidrile anomerico si dispone in posizione cis rispetto al gruppo di riferimento, ovvero orientato verso l’alto nella rappresentazione di Haworth per la serie D.
La configurazione β è in genere la forma termodinamicamente predominante in soluzione acquosa.[1][8]
Disaccaridi alimentari
I disaccaridi maggiormente presenti nella nostra alimentazione sono il saccarosio e il lattosio. Meno frequente è il trealosio, mentre il maltosio, a meno di non essere utilizzato come additivo, deriva quasi esclusivamente dall’idrolisi dell’amido, ovvero dell’amilosio e dell’amilopectina che lo compongono, ad opera della α-amilasi.[7]
| Disaccaride | Monosaccaridi costituenti | Tipologia di legame glicosidico | Gruppo emiacetalico e potere riducente | Potere dolcificante relativo (saccarosio = 1) | Enzima intestinale specifico |
|---|---|---|---|---|---|
| Saccarosio | α-D-glucosio + β-D-fruttosio | α-(1→2)β inter-anomerico | Assente (non riducente) | 1.0 | Saccarasi-isomaltasi (EC 3.2.1.48) |
| Lattosio | β-D-galattosio + β-D-glucosio | β-(1→4) lineare | Presente su C1 del glucosio (riducente) | 0,16–0,40 | Lattasi (EC 3.2.1.108) |
| Maltosio | α-D-glucosio + α-D-glucosio | α-(1→4) lineare | Presente sul secondo C1 (riducente) | 0,30 – 0,50 | Maltasi-glucoamilasi (EC 3.2.1.20) |
| Trealosio | α-D-glucosio + α-D-glucosio | α,α-(1→1) inter-anomerico | Assente (non riducente) | ~0,45 | Trealasi (EC 3.2.1.28) |
Digestione dei disaccaridi e glicosidasi
Negli organismi viventi, la scissione del legame glicosidico dei disaccaridi è catalizzata dalle glicosidasi (EC 3.2.1), idrolasi in grado di scindere legami S– ed O–glicosidici.[4]
La struttura tridimensionale del loro sito attivo, conseguente alla disposizione spaziale delle catene laterali degli amminoacidi che lo delimitano, conferisce un’elevata stereospecificità: le glicosidasi dell’orletto a spazzola intestinale distinguono infatti gli isomeri D dagli L dei monosaccaridi e scindono selettivamente l’anomero α o β del legame, pur mostrando un’attività prevalente per le configurazioni α-glicosidiche.[10]
Di seguito le glicosidasi interessate.
- La saccarasi-isomaltasi (EC 3.2.1.48) è un enzima con due siti attivi, uno specifico per il legame glicosidico α,β-(1→2) del saccarosio, quindi una saccarasi, e l’altro in grado di idrolizzare il legame glicosidico α-(1→6) delle destrine α-limite.[11]
- La maltasi-glucoamilasi è anch’esso un enzima dotato di due siti attivi entrambi specifici per il legame glicosidico α-(1→4), uno che agisce sul maltosio (EC 3.2.1.20), l’altro con specificità più ampia per oligosaccaridi formati da 4‒9 unità di glucosio (EC 3.2.1.3).[12]
- La trealasi (EC 3.2.1.28) è specifico per il legame glicosidico α,α-(1→1) del trealosio.[13]
- La lattasi (EC 3.2.1.108) è unica tra le glicosidasi intestinali, in quanto è stereospecifica per il legame glicosidico β-(1→4) del lattosio; quindi è l’unica β-glicosidasi digestiva secreta sull’orletto a spazzola dell’intestino tenue.[14]
Deficit delle glicosidasi intestinali
L’assenza o la ridotta attività di uno o più di questi enzimi, dovuta a mutazioni genetiche o condizioni patologiche che danneggiano l’orletto a spazzola, impedisce la corretta digestione dei disaccaridi. Di conseguenza, questi carboidrati non digeriti raggiungono il colon, dove vengono fermentati dal microbiota intestinale.[3][6]
Ciò porta alla produzione di gas e acidi grassi a catena corta, con conseguente fastidio addominale, diarrea osmotica-fermentativa e altri sintomi gastrointestinali.[5]
Di seguito esempi di deficit genetici primari.
- Ipolattasia primaria: un calo geneticamente programmato della lattasi nell’adulto, condizione che interessa circa tre quarti della popolazione mondiale.[15]
- L’intolleranza congenita al lattosio: una rara condizione autosomica recessiva caratterizzata dall’assenza totale di lattasi fin dalla nascita.[15]
- Il deficit congenito della saccarasi-isomaltasi: caratterizzato dall’incapacità di digerire il saccarosio e le destrine α-limite.[16]
- Il deficit congenito di maltasi-glucoamilasi: una condizione estremamente rara di cui sono descritti pochissimi casi in letteratura.[17]
Quando i deficit delle glicosidasi sono secondari a patologie che danneggiano la mucosa intestinale e le proteine dell’orletto a spazzola, la funzionalità digestiva tende a ripristinarsi gradualmente una volta risolta la causa primaria. Un esempio classico è l’ipolattasia secondaria, causata da danni agli enterociti conseguenti a infezioni intestinali, celiachia (reazione autoimmune al glutine), allergia alle proteine del latte vaccino, morbo di Crohn, consumo eccessivo di alcol, interventi chirurgici, radioterapia o terapie farmacologiche.[18][19]
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