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Lignani: chimica, biosintesi, fonti e benefici

I lignani sono un ampio e diversificato sottogruppo di polifenoli non flavonoidi.[1][2]

La struttura chimica di base è quella di dimeri di difenilpropano legati da un legame covalente carbonio-carbonio. Come gli altri polifenoli, anche i lignani derivano dal metabolismo secondario delle piante, e nello specifico, dalla via dell’acido schikimico.[3][4]

Sono ampiamente distribuiti nel regno vegetale, in differenti organi e tessuti, dove svolgono funzioni difensive.[5][6]

I lignani sono presenti in differenti tipi di frutta, verdura, cereali integrali in concentrazioni relativamente basse, e in concentrazioni decisamente maggiori nei semi di sesamo e di lino. Sono presenti anche in bevande come vino, tè e caffè.[7][8]

Una volta ingeriti, i lignani sono sottoposti all’azione dei meccanismi digestivi e, in particolare nel colon a opera del microbiota intestinale, subiscono modifiche chimiche che ne aumentano la biodisponibilità, favorendo il successivo assorbimento da parte dei colonociti.[9]

I lignani sono molecole organiche in grado di esercitare effetti positivi nella prevenzione di patologie croniche correlate allo stile di vita.[10][11][12]

In Sintesi: Punti Chiave

  • Definizione e struttura chimica: i lignani sono polifenoli non flavonoidi derivati dai fenilpropanoidi, costituiti da dimeri legati da un legame carbonio-carbonio. Si suddividono in lignani, neolignani e norlignani.
  • Biosintesi e stereoselettività: la sintesi prevede la conversione in monolignoli e la successiva dimerizzazione, stereoselettivamente guidata.
  • Funzione ecologica: nelle piante agiscono come metaboliti difensivi contro stress biotici e abiotici.
  • Fonti alimentari: sono diffusi nel mondo vegetale ma concentrati soprattutto in semi di sesamo e di lino e nei rispettivi oli.
  • Metabolismo e microbiota: resistenti alla digestione gastrica e parzialmente a quella tenue, vengono trasformati dal microbiota intestinale in enterolignani bioattivi, dotati di maggiore biodisponibilità.
  • Effetti sulla salute: studi in vitro, animali ed epidemiologici evidenziano il potenziale ruolo coadiuvante dei lignani nella prevenzione di patologie cronico-degenerative.

Indice

Struttura chimica

La struttura chimica di base dei lignani, metaboliti vegetali secondari, si compone di due unità di fenilpropano, ossia un nucleo aromatico cui è legata una catena a tre atomi di carbonio, legate attraverso un legame carbonio-carbonio che si stabilisce principalmente tra gli atomi centrali delle rispettive catene laterali (posizione 8 o β), legame anche detto β-β’. Questi composti sono anche definiti “lignani classici”.
Meno frequentemente si osservano legami 3-3’, 8-O-4’, o 8-3’; in questi casi i dimeri sono definiti neolignani, molecole che presentano strutture più variegate rispetto ai lignani classici.
Una terza classe è rappresentata dai norlignani, lignani che sono privi di uno o più atomi di carbonio.[2]

La loro struttura chimica può quindi essere indicata come (C6–C3)2 e pertanto, al pari degli acidi idrossicinnamici da cui derivano, appartengono alla classe dei fenilpropanoidi.

Rappresentazione dell’Unità di Fenilpropano, dei Lignani, Neolignani e Norlignani

Nota: Haworth R.D. nei primi anni ’40 coniò il termine “lignano” proprio per descrivere la struttura di un fenilpropanoide dimerico formato da due unità C6-C3 legate tra loro in corrispondenza del C8.[13]

Sulla base dello scheletro carbonioso, del pattern di ciclizzazione, di solito in forma di dimeri, ma alcuni anche come trimeri o tetrameri, e del modo in cui l’ossigeno è incorporato nello scheletro della molecola, sono suddivisi in 8 sottogruppi: furani, furofurani, dibenzilbutani, dibenzilbutirrolattoni, dibenzocicloottadieni, dibenzilbutirrolattoli, ariltetraline e arilnafatleni. In aggiunta esiste una notevole variabilità riguardo i livelli di ossidazione delle catene laterali propiliche e di entrambi gli anelli aromatici.[5]

In natura molti sono presenti in forma libera, sebbene alcuni possano essere legati ad altre molecole, in genere glicosilati, ma anche altri derivati.[14]

Biosintesi

I lignani sono uno dei prodotti del metabolismo secondario delle piante, ossia di quelle vie metaboliche che portano alla sintesi di molecole organiche non essenziali per la crescita, la riproduzione e lo sviluppo, come carboidrati, proteine e acidi nucleici, ma fondamentali per l’interazione con l’ambiente circostante, quindi per la sopravvivenza.[3]

Nello specifico, questi fitochimici derivano dalla via dell’acido schikimico, previa conversione, attraverso passaggi successivi, e quindi del corismato in acido trans-cinnamico attraverso la deaminazione della fenilalanina nella reazione catalizzata dalla fenilalanina ammoniaca-liasi(EC 4.3.1.24). Sono di seguito prodotti gli acidi idrossicinnamici p-cumarico, caffeico, ferulico e sinapico. Con l’esclusione dell’acido caffeico, gli altri sono i punti di partenza per la sintesi di alcuni tra i lignani più comuni.[6][15]

Schema delle Vie di Sintesi dei Lignani

Le prime tre reazioni riducono i gruppi carbossilici degli idrossicinnamati a gruppi alcolici, con formazione dei monolignoli, ossia l’alcol p-cumarilico, l’alcol sinapilico e l’alcol coniferilico, molecole che entrano anche nella biosintesi della lignina.

Dimerizzazione

Il passaggio successivo, la dimerizzazione, comporta l’intervento di meccanismi stereoselettivi, o più precisamente enantioselettivi. Infatti, la maggior parte dei lignani delle piante esiste in forma di (+)- o (–)-enantiomeri, ossia isomeri dotati di almeno un centro di chiralità, le cui quantità relative possono variare da specie a specie, ma anche all’interno di organi differenti della stessa pianta, a seconda del tipo di reazioni coinvolte.[16]

La dimerizzazione può essere ottenuta attraverso reazioni catalizzate da laccasi (EC 1.10.3.2), enzimi  che catalizzano la formazione di radicali i quali, dimerizzando, creano una miscela racemica. Il meccanismo più accreditato per spiegare la sintesi stereospecifica chiama in causa l’azione delle laccasi e di una proteina capace dirigere la sintesi verso una o l’altra delle due forme enantiomeriche: la proteina dirigente. Lo schema di reazione potrebbe essere il seguente: l’enzima forma i radicali che sono orientati dalla proteina dirigente in modo da ottenere l’accoppiamento stereospecifico desiderato.[17]

Formula di Struttura del (–)-Matairesinolo

Ad esempio, la pinoresinolo sintetasi, composta da laccasi e proteina dirigente, catalizza la sintesi stereoselettiva del (+)-pinoresinolo a partire da due residui di alcol coniferilico. Di seguito il (+)-pinoresinolo, in due reazione stereospecifiche consecutive catalizzate dalla pinoresinolo/lariciresinolo reduttasi NADPH-dipendente (EC 1.23.1.1), viene dapprima ridotto a (+)-lariciresinolo e poi a (–)-secoisolariciresinolo. Il (–)-secoisolariciresinolo, nella reazione catalizzata dalla secoisolariciresinolo deidrogenasi NAD(P)-dipendente (EC 1.1.1.331), è quindi ossidato a (–)-matairesinolo.[5]

Funzioni nelle piante

I lignani, come altri polifenoli,  svolgono importanti funzioni nelle piante, sebbene con attività biologiche differenti e spazio-temporalmente distinte.[6] Presenti in parti diverse, come semi, rizomi, radici, resine, foglie e frutti, hanno essenzialmente funzione difensiva, in risposta a lesioni, attacchi fungini e batterici, e a stress abiotici come temperature estreme, siccità, salinità, metalli pesanti e radiazioni UV.[18][19]

Fonti alimentari

I lignani sono ampiamente diffusi negli alimenti di origine vegetale, sebbene in quantità molto differenti, con le principali fonti rappresentate da alcuni semi oleosi e i relativi oli. Sono presenti in quantità minime anche in bevande quali vino, tè e caffè. Tra i più abbondanti si ritrovano il lariciresinolo, il matairesinolo, il pinoresinolo e il secoisolariciresinolo, seguiti dal medioresinolo, siringaresinolo e sesamina.[20]

Formula di Struttura del (–)-Secoisolariciresinolo

Semi oleosi

Tra semi oleosi e gli oli derivati, i più ricchi in lignani sono i semi di lino, (Linum usitatissimum), i semi di sesamo (Sesamum indicum) e gli anacardi (Anacardium occidentale).
I semi di sesamo e di lino sono  in assoluto le fonti più ricche, rispettivamente con concentrazioni di ≈ 285 mg/100 g e 775 mg/100 g. Concentrazioni superiori si ritrovano nei corrispettivi oli, con l’olio di sesamo che arriva a ≈ 1250 mg/100 g prodotto; in confronto, l’olio di oliva extravergine, pietra angolare della dieta mediterranea, ne contiene ≈ 1 mg/100 g, mentre l’olio di girasole circa 1,5 mg/100 g.[21]

Cereali

Nei cereali sono concentrati in misura maggiore negli strati esterni del chicco e sono molto meno abbondanti nell’endosperma. Ne consegue che i cereali integrali sono più ricchi in lignani rispetto a quelli raffinati.
Tra i più ricchi si ritrovano la segale (Secale cereale), il frumento (Triticum aestivum), l’avena (Avena sativa) e il triticale (×Triticosecale).[8]

Verdura e frutta

Tra le verdure, le fonti più ricche e con una forte variabilità interna sono le Crucifere (famiglia Brassicaceae), il cui profilo è dominato in particolare da alte concentrazioni di lariciresinolo. Broccoli, cavolo riccio, cavoletti di Bruxelles, cavolo bianco/rosso/crauti, e cavolfiore ne contengono rispettivamente ≈ 95 mg/100 g, 60 mg/100 g, 50 mg/100 g, 20 mg/100 g e 9,5 mg/100 g.
Le altre verdure hanno un contenuto di lignani decisamente più basso, anche inferiore a 0,1 mg/100 g.[21]

I frutti hanno un contenuto in lignani inferiore rispetto alle verdure, contenuto che varia da ≈ 11 mg/100 g per le albicocche, fino a zero per le banane.[7]

Bevande

Nelle bevande, alcoliche come vino e birra, e non alcoliche come té verde, caffè o tè nero, i lignani sono spesso presenti sebbene in concentrazioni ben inferiori al 0,1 mg/100 g.[22]

Principali fonti alimentari di lignani: concentrazioni e caratteristiche
Fonte alimentare Principali lignani rappresentati Concentrazione media indicativa Classe di alimenti Note biochimiche e nutrizionali
Semi di lino (Linum usitatissimum) Secoisolariciresinolo, lariciresinolo ≈ 775 mg / 100 g Semi oleosi La fonte vegetale in assoluto più ricca; elevato contenuto di precursori degli enterolignani.
Semi di sesamo (Sesamum indicum) Sesamina, sesamolina, pinoresinolo ≈ 285 mg / 100 g Semi oleosi Contenuto eccezionalmente alto; concentrazioni massime rilevate nei rispettivi oli derivati (≈ 1250 mg/100 g).
Cereali integrali Lariciresinolo, pinoresinolo, secoisolariciresinolo Variabile (concentrati negli strati esterni) Cereali e derivati Presenti in misura maggiore nei tegumenti esterni del chicco; ridotti drasticamente nei prodotti raffinati.
Crucifere Lariciresinolo, pinoresinolo Da ≈ 9,5 a ≈ 95 mg/100 g Verdura (Brassicaceae) Rappresentano la principale fonte tra le verdure, con profili dominati da alte concentrazioni di lariciresinolo.

Lignani e microbiota intestinale

I fitochimici assunti con l’alimentazione, quindi carotenoidi, polifenoli e glucosinolati, sono, al pari della maggior parte delle altre molecole presenti nei cibi, soggetti all’azione dei meccanismi digestivi, quindi acidi gastrici ed enzimi, atti a favorire il loro rilascio o modifica che ne faciliti il successivo assorbimento intestinale.[23]

Il processo digestivo a carico dei lignani e dei loro glicosidi sembra non interessare la fase gastrica, nel corso della quale subiscono modifiche trascurabili.[9][24]

Una modesta deglicosilazione potrebbe avvenire nell’intestino tenue ad opera degli enzimi dell’orletto a spazzola. Tuttavia, le modifiche chimiche più importanti avvengono nel colon ad opera del microbiota intestinale, il “distretto” intestinale del più ampio microbiota umano. Dall’azione degli enzimi batterici, i lignani e i loro glicosidi sono metabolizzati, via deglicosilazioni, demetilazioni, deidrossilazioni e deidrogenazioni, enterolignani o lignani dei mammiferi, ossia enterodioli ed enterolattoni. Sono molecole con una struttura chimica simile a quella degli estrogeni, con una biodisponibilità maggiore rispetto ai loro precursori e una modesta attività estrogenica, analogamente agli isoflavoni.[4][20][25][26]

Enterodioli ed enterolattoni sono quindi assorbiti dai colonociti e coniugati all’acido glucoronico o ai solfati, per poi passare nel circolo enteroepatico, con picchi di comparsa dopo 12–24 ore per gli enterodioli e 24–36 ore per gli enterolattoni. Gli enterolignani sono escreti con le urine come monoglucuronidi, e in misura minore come diglucuronidi e solfati; enterolignani liberi sono escreti con le feci.[27]

Lignani e salute dell’uomo

I benefici per la salute associati al consumo di alimenti vegetali sono, almeno in parte, dovuti alla presenza dei fitochimici.

Studi in vitro e su animali hanno dimostrato che i lignani possiedono differenti attività biologiche, quali attività antinfiammatorie, antiossidanti, antitumorali, antibatteriche, antivirali e proprietà di agonismo/antagonismo estrogenico.[9][10][14][28]

Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato come, tra i polifenoli, il consumo di una dieta ricca in lignani sia associato alla riduzione del rischio di sviluppare numerose malattie croniche, come il diabete di tipo II, diversi tipi di tumore e le malattie cardiovascolari.[21]

Sebbene manchi la prova definitiva, sembra comunque ragionevole affermare che una dieta ricca in lignani sia coadiuvante nel ridurre la probabilità di insorgenza di numerose malattie cronico-degenerative.

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