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Potassio, pressione arteriosa ed ipertensione

Assunzione di potassio e pressione arteriosa

L’elevata assunzione di potassio (K+con gli alimenti e la pressione arteriosa sono inversamente correlate: studi condotti su animali, studi epidemiologici osservazionali, sperimentazioni cliniche e meta-analisi di queste sperimentazioni supportano la tesi.
Inoltre, nelle popolazioni con un’assunzione elevata del minerale, la prevalenza dell’ipertensione tende ad essere inferiore rispetto a quelle con un’assunzione bassa.
Infine, un aumento nell’apporto di K+ (2,5-3,9 g/die) riduce la pressione arteriosa nei normotesi e negli ipertesi, e in misura maggiore nei neri rispetto ai bianchi.

Dieta DASH e assunzione di potassio

Anche studi di alimentazione controllata come “The Dietary Approaches to Stop Hypertension (DASH) Study” e “OmniHeart trial” hanno messo in evidenza l’importanza di una buona assunzione di potassio, insieme ad altri minerali e alla fibra, nella riduzione della pressione arteriosa.
Questi studi hanno mostrato come un’alimentazione ricca in frutta, verdura, prodotti caseari a basso contenuto di grassi, cereali integrali, pollo, pesce e frutta a guscio, ma povera in grassi, carne rossa, dolciumi e bevande zuccherate, riduca la pressione.
Un’alimentazione di questo tipo fornisce ottimi apporti del minerale, oltre che di magnesio, calcio e fibra, mentre è povera in grassi, totali e saturi, e colesterolo.
I migliori risultati sull’abbassamento della pressione sono stati ottenuti nei partecipanti neri rispetto ai bianchi.

Potassio, sodio e pressione sanguigna

Gli effetti del minerale sulla pressione arteriosa dipendono dalla concomitante assunzione di sodio e viceversa:

  • un suo maggior consumo ha una capacità di ridurre la pressione maggiore quando l’assunzione di sodio è alta e minore quando è bassa;
  • d’altra parte, la riduzione della pressione da ridotto apporto di sodio è maggiore quando la sua assunzione è bassa.

Un elevato apporto di potassio aumenta anche l’escrezione urinaria di sodio, il cosiddetto effetto natriuretico.
Nella popolazione generale sana con una normale funzione renale il livello di assunzione giornaliera raccomandata di K+ nell’adulto è di 3,1 g/die.
Al contrario, in presenza di una compromissione dell’escrezione urinaria di potassio, a causa degli effetti cardiaci avversi (aritmie) derivanti dalla iperkaliemia o iperpotassiemia (concentrazione ematica di potassio superiore ai valori normali), è appropriata un’assunzione del minerale inferiore ai 3,1 g/die.

Dieta Mediterranea e assunzione di potassio

Potassio
Fig. 1 – Frutta, Verdura e Pressione Arteriosa

Come già sottolineato, la strategia migliore per aumentare l’apporto di potassio è quella di consumare frutta e verdura di stagione, e legumi, che sono naturalmente ricchi del minerale, che è accompagnato anche da una varietà di altri nutrienti. Non sono invece necessari integratori.
Dunque è sufficiente seguire un’alimentazione di tipo Mediterraneo, che è caratterizzata da un elevato apporto di prodotti di origine vegetale, per:

  • soddisfare i fabbisogni giornalieri del minerale;
  • assumerne in quantità adeguata da garantire i suoi effetti di abbassamento della pressione.

Contenuto in potassio in alcuni alimenti

Alto contenuto: > 250 mg/100 g di prodotto

  • Legumi secchi (ceci, fagioli, lenticchie, piselli e soia) e fagioli freschi;
  • aglio, bieta, cavolfiore, cavoli, cavoletti di Bruxelles, broccoli, carciofi, cardi, finocchi, funghi, patate, pomodori, spinaci, zucchine;
  • avocado, albicocche, banane, castagne fresche e secche, cocomero, kiwi, melone, nocciole;
  • frutta secca sia zuccherina (albicocche, datteri, fichi, prugne, uva passa, uva passa, ecc.) che oleosa (arachidi, mandorle, noci, pinoli, pistacchi, ecc.);
  • farina di avena, farina di frumento integrale e farro;
  • ketchup;
  • caffè tostato;
  • latte in polvere (ricchissimo anche di sodio);
  • lievito di birra;
  • cacao in polvere.

Medio contenuto: 150-250 mg/100 g di prodotto

  • asparagi, barbabietole, carote, cicoria, fagiolini, fave fresche, indivia, lattuga, peperoni, piselli freschi, pomodori, porri, ravanelli, sedano, succo di pomodoro o carote, zucca;
  • ananas,arance, lamponi, mirtilli, nespole, pere, pesche, pompelmo, uva;
  • carni/prodotti della pesca sia freschi che conservati (questi ultimi sono però da evitare a causa dell’elevato contenuto in sodio).

Nota: i metodi di cottura in genere tendono a ridurre la quantità di potassio dell’alimento. Da evitare la bollitura in abbondante acqua, prolungata per più di un’ora, magari su verdure tagliate in piccoli pezzi (in questo modo aumenta la “superficie di scambio” con l’acqua).

Bibliografia

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Acidosi metabolica e “dieta moderna”

Acidosi metabolica e valori di pH

La scala del pH
Fig. 1 – La scala del pH

La vita dipende da adeguati valori di pH sia all’interno dell’organismo e delle cellule che lo compongono che nell’ambiente circostante.
Gli esseri umani per evitare l’acidosi metabolica e sopravvivere necessitano di uno strettissimo controllo del valore del pH del sangue, che è pari a circa 7,4 (il valore può oscillare entro un range leggermente alcalino di 7,35-7,45). A titolo di confronto, negli ultimi 100 anni il pH del mare è sceso da 8,2 a 8,1 a causa della crescente dissoluzione al suo interno di anidride carbonica (CO2), con un impatto negativo sulla vita degli oceani (questo fenomeno potrebbe portare al collasso delle barriere coralline).
Anche il contenuto in minerali del cibo che mangiamo (i minerali sono utilizzati come sistemi tampone per mantenere il pH entro il range suddetto) è notevolmente influenzato dal pH del terreno in cui le piante sono coltivate. Il pH ideale del terreno per ottenere la migliore disponibilità complessiva di nutrienti essenziali è compresa tra 6 e 7: un terreno acido, con pH inferiore a 6, può avere un ridotto contenuto in magnesio e calcio, mentre valori superiori a pH 7 possono rendere chimicamente non disponibili zinco, ferro, rame e manganese.

Acidosi metabolica e rivoluzione agricola ed industriale

Nella dieta umana, dalla società dei cacciatori-raccoglitori alla presente, c’è stato un notevole cambiamento nel pH e nel carico acido netto della dieta umana. Con la rivoluzione agricola (ultimi 10.000 anni) e ancora più di recente, con l’industrializzazione (ultimi 200 anni), si è osservato:

  • un incremento della quantità di sodio rispetto a quella di potassio (nella dieta moderna il rapporto potassio/sodio si è invertito passando da 10 a 1 a 1 a 3) e del cloruro rispetto al bicarbonato;
  • una scarsa assunzione di magnesio e fibra;
  • una grande assunzione di zuccheri semplici e grassi saturi.

Ne risulta una dieta che può portare ad acidosi metabolica, una condizione che non corrisponde a quelle che sono le esigenze nutrizionali geneticamente determinate.
Inoltre, con l’invecchiamento, si assiste ad una progressiva perdita della funzione regolatrice renale dell’equilibrio acido-base e al conseguente aumento dell’acidosi metabolica indotto dalla dieta.
Infine, una dieta povera di carboidrati ma ad alto contenuto proteico (negli ultimi anni molto in voga), con il suo aumentato carico acido determina cambiamenti molto piccoli nella chimica del sangue, e nei valori del suo pH, ma causa molti cambiamenti nella chimica delle urine: si osserva un aumento del calcio, dell’acido urico indissociato e del fosfato, mentre si riducono il magnesio, il citrato ed il pH delle urine.
Tutto ciò aumenta il rischio di calcoli renali.

Il pH come scudo acido

Acidosi Metabolica: pH di Alcuni Fluidi ed Organi
Fig. 2 – pH di Alcuni Fluidi ed Organi

Il corpo umano ha una straordinaria capacità di mantenere un pH stabile nel sangue, con i principali meccanismi di compensazione presenti a livello renale e respiratorio.
Il pH nel corpo varia notevolmente da una zona all’altra. L’acidità massima si trova nello stomaco (pH 1,35-3,5), dove aiuta nella digestione e ci protegge nei confronti dei microrganismi opportunisti. La pelle è abbastanza acida (pH 4-6,5), e questo fornisce un “scudo” acido che funge da barriera protettiva verso l’ambiente nei confronti della proliferazione microbica (ciò si osserva anche nella vagina, dove un pH inferiore a 4,7 protegge dalla proliferazione microbica).
L’urina ha un pH variabile da acido ad alcalino a seconda delle necessità di equilibrare l’ambiente interno.

Bibliografia

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Fenton T.R., Lyon A.W., Eliasziw M., Tough S.C., Hanley D.A. Phosphate decreases urine calcium and increases calcium balance: a meta-analysis of the osteoporosis acid-ash diet hypothesis. Nutr J 2009;8:article 41 [Abstract]

Fenton T.R., Tough S.C., Lyon A.W., Eliasziw M., Hanley D.A. “Causal assessment of dietary acid load and bone disease: a systematic review and meta-analysis applying Hill’s epidemiologic criteria for causality.” Nutr J 2011;10:article 41 [Abstract]

Schwalfenberg G.K. The alkaline diet: is there evidence that an alkaline pH diet benefits health? J Environ Public Health 2012; Article ID 727630:7 pages doi:10.1155/2012/727630 [Abstract]

Assunzione di potassio e fattori di rischio cardiovascolare

Assunzione di potassio e salute

In uno studio pubblicato sul British Medical Journal un gruppo di ricerca ha condotto una revisione sistematica della letteratura e delle meta-analisi riguardanti l’assunzione di potassio e lo stato di salute in adulti e bambini apparentemente sani senza una insufficienza renale che potrebbe compromettere il bilancio renale del minerale.
Nell’analisi sono stati esaminati undici studi di coorte (127038 partecipanti) che riportano tutte le cause di mortalità, ictus, malattie cardiovascolari, o malattia coronarica negli adulti, e ventidue studi randomizzati controllati (1606 partecipanti) riguardanti i livelli dei lipidi ematici, la pressione arteriosa, la funzione renale e la concentrazione delle catecolamine.
Negli adulti ipertesi un aumentata assunzione di potassio riduce la pressione arteriosa sistolica di 3,49 mm Hg e la diastolica di 1,96 mm Hg.
Nessun effetto è stato osservato negli adulti non ipertesi (tuttavia, gli studi hanno avuto una durata relativamente breve e non hanno considerato l’effetto che una maggiore assunzione del minerale può avere nel tempo) e nei bambini (riguardo ai bambini vi è carenza di dati: solo tre studi controllati con 156 partecipanti).
Negli adulti non ci sono effetti negativi legati alla maggiore assunzione di potassio ne sui lipidi ematici ne sui livelli delle catecolamine, mentre è stata osservata una associazione inversa statisticamente significativa tra l’apporto del minerale e il rischio di ictus (un rischio inferiore del 24%).
Negli adulti sani non vi è alcun effetto negativo significativo sulla funzionalità renale.
Questo studio suggerisce che, nelle persone senza compromissione della funzionalità renale, l’aumento dell’assunzione di potassio (almeno 90 mmol al giorno) è potenzialmente utile per la prevenzione e il controllo della pressione sanguigna elevata e dell’ictus.

Come aumentare l’assunzione di potassio

Assunzione di Potassio: Frutta e verdura: Fonti di Potassio
Fig. 1 – Frutta e verdura: Fonti di Potassio

Da notare che un aumento del consumo di potassio può essere ottenuto seguendo la Dieta Mediterranea, che si caratterizza per il consumo di grandi quantità di frutta fresca, verdura, legumi e cereali non raffinati, tutti ricchi del minerale (che è accompagnato anche da una varietà di altri nutrienti).

Aburto N.J., Hanson S., Gutierrez H., Hooper .L, Elliott P., Cappuccio F.P. Effect of increased potassium intake on cardiovascular risk factors and disease: systematic review and meta-analyses. BMJ 2013;346:f1378