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Perdita di peso e tè verde: tra mito e leggenda

Il tè verde: un alimento brucia grassi per la perdita di peso?

Nella fase di perdita di peso, come durante il mantenimento del peso perso, è importante mantenere il più costante possibile il dispendio energetico giornaliero.
In realtà, nel corso della perdita di peso il consumo calorico giornaliero in genere cala.
A partire dagli anni ‘90 dello scorso secolo è stato proposto che il tè verde, grazie al suo contenuto in caffeina e catechine, come la epigallocatechina gallato (EGCG), di cui risultano ricchi anche il tè oolong ed il tè bianco, fosse di aiuto per:

  • mantenere o addirittura aumentare la spesa energetica giornaliera;
  • incrementare l’ossidazione dei grassi, agendo dunque come una sorta di alimento brucia grassi.
Perdita di Peso e Tè Verde
Fig. 1 – Circonferenza Addominale

Quindi è stata attribuita al tè verde la capacità di determinare un calo del peso, di provocare il dimagrimento, e di essere dunque di aiuto al soggetto in sovrappeso od obeso nel raggiungimento del peso ideale.
Oltre a questi potenziali effetti termogenici e lipolitici, catechine e caffeina potrebbero essere utili agendo su altri bersagli quali l’assorbimento intestinale dei grassi e l’apporto energetico, forse attraverso il loro impatto sul microbiota intestinale e sull’espressione genica.
Sono stati quindi commercializzati prodotti per la perdita di peso e per il mantenimento del peso perso a base di estratti di tè verde, contenenti concentrazioni di catechine e caffeina molto maggiori rispetto alla bevanda classica.

Quanto c’è di verso nelle proprietà “brucia grassi” del tè verde?

La questione sembra essere stata risolta da una accurata meta-analisi di 15 studi sulla perdita di peso e assunzione dei suddetti prodotti brucia grassi.
Otto dei 15 studi in esame sono stati condotti in Giappone, ed i restanti fuori dal Giappone, per un numero complessivo di partecipanti pari a 1945, che sono stati  seguiti per un periodo compreso tra le 12 e le 13 settimane.
Lo studio ha evidenziato che l’assunzione di preparazioni a base di tè verde inducono, in adulti obesi ed in sovrappeso, una diminuzione di peso che:

  • non è statisticamente significativa;
  • è molto piccola;
  • probabilmente non è clinicamente importante.

Questi prodotti non si sono dimostrate utili neppure nel mantenimento del peso perso.
Quindi, sulla base delle ricerche scientifiche, il tè verde non sembra essere di aiuto nella perdita di peso ne nel mantenimento del peso perso.
Ricette magiche non ce ne sono: l’unico modo per perdere peso e mantenere la perdita ottenuta è quello di controllare l’apporto calorico giornaliero e fare attività fisica in maniera regolare.

Bibliografia

Hursel R. and Westerterp-Plantenga M.S. Catechin- and caffeine-rich teas for control of body weight in humans. Am J Clin Nutr 2013;98:1682S-1693S [Abstract]

Hursel R., Viechtbauer W. and Westerterp-Plantenga M.S. The effects of green tea on weight loss and weight maintenance: a meta-analysis. Int J Obesity 2009;33:956-961 [Full text]

Jurgens T.M., Whelan A.M., Killian L., Doucette S., Kirk S., Foy E. Green tea for weight loss and weight maintenance in overweight or obese adults. Editorial group: Cochrane Metabolic and Endocrine Disorders Group. 2012:12 Art. No.: CD008650 [Abstract]

Sovrappeso, attività fisica, pressione arteriosa ed ipertensione

Sovrappeso, obesità e pressione arteriosa

Il peso corporeo è un fattore determinante della pressione arteriosa ad ogni età; infatti:

  • è stato stimato che il rischio di sviluppare una pressione elevata è da due a sei volte maggiore nelle persone in sovrappeso rispetto ai normopeso;
  • c’è una correlazione lineare tra la pressione arteriosa ed il peso corporeo o l’indice di massa corporea (BMI) (un BMI maggiore di 27 è correlato con un aumento della pressione): anche quando l’assunzione di sodio nella dieta è mantenuta costante la correlazione tra la variazione di peso e la pressione arteriosa è lineare;
  • il 60% degli ipertesi sono più del 20% in sovrappeso;
  • la distribuzione centrale del grasso corporeo (associata anche alla resistenza all’insulina), come fattore determinante l’aumento della pressione arteriosa (una circonferenza addominale superiore a 88 cm nelle donne e 102 negli uomini), è più importante della localizzazione “periferica” del grasso stesso, sia negli uomini che nelle donne;
  • è stato dimostrato che la perdita di peso, sia negli ipertesi che nei normotesi, può ridurre la pressione arteriosa, e la riduzione si verifica prima, e senza, il raggiungimento di un peso corporeo desiderabile.

In considerazione delle difficoltà connesse al mantenimento della perdita di peso, è di cruciale importanza prevenirne l’aumento nei soggetti normopeso.

Come calcolare il BMI

Sovrappeso
Fig. 1 – BMI

Il BMI è il prodotto del rapporto tra il peso corporeo, espresso in chilogrammi [kg], e l’altezza, espressa in metri al quadrato.
Può essere calcolato utilizzando la seguente equazione:

BMI = peso [kg]/altezza2 [m]

Il BMI da buone indicazioni riguardo al grasso corporeo in quanto la maggior parte della differenza di peso tra gli adulti è dovuta proprio al grasso.
Il principale difetto del BMI è che soggetti con masse muscolari molto sviluppate possono essere classificati come in sovrappeso od obesi, anche se non lo sono.
Un sano BMI è compreso tra 18 e 24,9 (normopeso).
Un BMI compreso tra 25 a 29,9 è indice di sovrappeso.
Un BMI superiore a 30 è indice di obesità; in base ai valori di BMI l’obesità è suddivisa in tre gradi:

  • obesità I grado: da 30 a 34,9
  • obesità di II grado: 35-40

Attività fisica e pressione arteriosa

Mantenere un elevato livello di attività fisica è un fattore critico nel sostenere la perdita di peso nel tempo.
Oltre all’effetto sul peso, l’attività e l’esercizio riducono di per se l’aumento della pressione arteriosa.
L’attività fisica produce un calo della pressione sistolica e diastolica; quindi per la prevenzione primaria dell’ipertensione è importante aumentare l’attività fisica di bassa o moderata intensità per 30-45 minuti per 3-4 volte alla settimana fino ad un’ora quasi tutti i giorni, come raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Le persone meno attive hanno dal 30 al 50% di probabilità in più di sviluppare ipertensione rispetto a quelle attive.
Ricordatevi: sulla pietra che rotola non si accumula muschio!

Bibliografia

Mahan LK, Escott-Stump S.: “Krause’s foods, nutrition, and diet therapy” 10th ed. 2000

Shils M.E., Olson J.A., Shike M., Ross A.C. “Modern nutrition in health and disease” 9th ed., by Lippincott, Williams & Wilkins, 1999

Writing Group of the PREMIER Collaborative Research Group. Effects of Comprehensive Lifestyle Modification on Blood Pressure Control: Main Results of the PREMIER Clinical Trial. JAMA 2003;289:2083-2093 [Abstract]

World Health Organization, International Society of Hypertension Writing Group. 2003 World Health Organization (WHO)/International Society of Hypertension (ISH) statement on management of hypertension. Guidelines and recommendations. J Hyperten 2003;21:1983-92 [Abstract]

Benefici del tè verde per la salute

Benefici del tè verde: tra scienza e mito

Benefici del Tè Verde
Fig. 1 – Benefici del Tè Verde

L’assunzione di tè, ed in particolare di tè verde, è da sempre associata, almeno nella cultura orientale, Cina e Giappone in primis, ad effetti benefici sulla salute. Solo di recente la comunità scientifica internazionale ha iniziato a studiare i benefici sulla salute conseguenti alla sua assunzione, riconoscendone il valore preventivo in molte malattie.

Benefici del tè verde nella prevenzione delle neoplasie

Molti studi epidemiologici e di laboratorio hanno dato risultati incoraggianti riguardo al possibile ruolo preventivo del tè, in particolare il tè verde e le sue catechine, un sottogruppo di flavonoidi (i flavonoidi sono i polifenoli più abbondanti nella dieta dell’uomo), nei confronti dello sviluppo di alcune neoplasie quali:

  • i tumori del cavo orale e del tratto digestivo;
  • il tumore del polmone tra coloro che non hanno mai fumato, non tra i fumatori.

I polifenoli del tè, il più attivo dei quali è la epigallocatechina-3-gallato (EGCG), sembrano agire non solo come antiossidanti, ma anche come molecole che, direttamente, possono influenzare l’espressione genica e diverse vie metaboliche.

Benefici del tè verde sulle malattie cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte in tutto il mondo, e in particolare nei paesi a basso e medio reddito, con una stima di 17,3 milioni di decessi nel 2008, valore che aumenterà fino a 23,3 milioni entro il 2030.
Un consumo giornaliero di tè, soprattutto di tè verde, sembra essere associato ad una riduzione del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, in primis ipertensione ed ictus.
Tra i meccanismi proposti sembra essere importante l’accresciuta bioattività del monossido di azoto (NO) endoteliale, un potente vasodilatatore, dovuta all’azione dei polifenoli del tè che ne aumentano la sintesi e/o ne riducono la degradazione mediata dall’anione superossido.

Bere una tazza di tè al giorno farà sicuramente morire di fame il farmacista.” Proverbio cinese

Benefici del tè verde e potere antiossidante

In vitro, i polifenoli del tè si sono dimostrati in grado di neutralizzare i radicali liberi.
Poiché nello sviluppo di molte malattie, quali l’aterosclerosi, il cancro o l’artrite reumatoide, come nel danno conseguente alla riossigenazione di tessuti ischemici, l’azione dei radicali liberi ha un ruolo cruciale, i polifenoli del tè, ed in particolare le catechine del tè verde, possono avere un ruolo preventivo.

Benefici del tè verde sulla perdita di peso e sul mantenimento del peso perso

Il tè verde, ma anche il tè oolong, ossia tè ricchi di catechine e caffeina, hanno un potenziale effetto termogenico. Questo ne ha fatto un possibile strumento per:

  • la perdita del peso, aumentando il dispendio energetico e l’ossidazione dei grassi;
  • il mantenimento del peso perso, assicurando un elevato dispendio energetico durante il mantenimento della perdita di peso.

In realtà è stato dimostrato che il tè verde come anche i suoi estratti:

  • non sono in grado di indurre una perdita di peso significativa in adulti in sovrappeso e obesi;
  • non sono di aiuto nel mantenimento della perdita di peso.

Benefici del tè verde per la salute dentale

Studi in vitro e su animali hanno messo in evidenza che il tè, e nello specifico i suoi polifenoli, sembrano possedere:

  • proprietà antibatteriche nei confronti di patogeni ad azione cariogena, ad es. Streptococcus mutans, come nel caso della EGCG del tè verde;
  • azione inibitoria sulle amilasi sia salivare che batterica (sembra che le tearubigine e teaflavine del tè nero siano più efficaci delle catechine del tè verde);
  • azione inibitoria sulla produzione di acidi nella cavità orale.

Tutte queste caratteristiche rendono il tè verde ed il tè nero bevande con una potenziale attività anticariogena.

Bibliografia

Consigli per non ingrassare

Consigli per non ingrassare: adeguare l’apporto calorico ai consumi

Non Ingrassare: adeguare-apporto-calorico-spesa
Fog. 1 – Adeguare l’Apporto Calorico ai Consumi

Volendo mantenere il proprio peso corporeo e non ingrassare, l’apporto di energia con gli alimenti deve corrispondere alle necessità individuali che dipendono dall’età, dal sesso e dal livello di attività fisica; le calorie in eccesso rispetto al fabbisogno si accumulano in forma di grasso che si deposita in vari distretti del corpo (tipicamente nell’uomo, come nella donna in menopausa, il punto di accumulo per eccellenza è l’addome).
Qualche esempio: ammettiamo che il fabbisogno energetico sia di 2000 kcal e che se ne assumano 2100, quindi 100 kcal in eccesso che potrebbero derivare da 30 grammi di pasta o 35 grammi di pane o un pacchetto di cracker da 25 grammi o 120 grammi di patate o 10 grammi di olio di qualsiasi origine, ecc., come si vede quantità di alimenti non particolarmente grandi. Questo modesto surplus calorico se fatto per un anno porta ad assumere:
100 kcal x 365 giorni = 36500 kcal/anno in eccesso rispetto ai fabbisogni.
Poiché un chilo di grasso corporeo contiene all’incirca 7000 kcal, se si assume che le 36500 kcal in eccesso si depositino esclusivamente in forma di grasso (approssimazione molto plausibile), si ottiene:
36500:7000 = circa 5 kg di grasso corporeo.
Quindi anche un modesto sovrappiù calorico giornaliero, nell’arco di un anno, può portare ad un guadagno di peso, in forma di massa grassa, considerevole.
Da questo esempio risulta chiara l’importanza di stimare il proprio fabbisogno energetico giornaliero al fine di non ingrassare.

Consigli per non ingrassare: suddividere le calorie in più pasti

Si immagini che il fabbisogno calorico giornaliero per non ingrassare sia pari a 2000 kcal.
E’ la stessa cosa se le 2000 kcal vengono consumate in soli due pasti, dividendole magari a metà tra pranzo e cena, oppure è consigliabile fare da tre a cinque pasti nella giornata?
La scelta migliore è quella di suddividere le calorie in cinque pasti: colazione, pranzo e cena, i più abbondanti, più due spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio.
Perché? I motivi sono diversi.

  • Consumando due soli pasti nella giornata, pranzo e cena o colazione e cena, si rischia di arrivare ad entrambe con una fame difficilmente controllabile; si inizia a mangiare quello che si ha nel piatto che già si pensa a cos’altro mangiare, avendo la sensazione di non riuscire a saziarsi. Si mangia ma continua ad “esserci posto”. Tra i motivi di ciò ci sono le troppe ore di distanza tra i pasti. Due esempi:

cena alle 20 e, il giorno successivo, pranzo alle 13: l’intervallo è di 17 ore, più di 2/3 di una giornata;

colazione alle 7 e cena alle 20, sono passate 13 ore, molte delle quali impegnate nelle attività lavorative e quindi più dispendiose delle ore di sonno.

Ci possono poi essere anche dei cali di glicemia: le riserve di glicogeno epatico, indispensabili per il mantenimento della glicemia in condizioni normali, sono vicine all’esaurimento entro le 18 ore per cui, con gli intervalli di tempo tra i pasti visti in precedenza, si può arrivare a valori prossimi all’esaurimento.

In definitiva, con la suddivisone dell’apporto calorico giornaliero in due pasti è molto probabile che non si riesca a rispettare il target delle 2000 kcal (il fabbisogno calorico giornaliero ipotizzato).

  • Concentrare troppe calorie in un singolo pasto può favorire l’aumento dei trigliceridi plasmatici, il cui eccesso è legato all’insorgenza di malattie cardiovascolari.
  • Accumulando quasi tutte o tutte le calorie in soli due pasti si rischia di appesantirsi, di avere sensazioni di gonfiore e vere difficoltà digestive dovute all’eccesso di alimenti ingeriti, senza contare che potrebbe presentarsi anche una sonnolenza postprandiale o difficoltà nel prendere sonno.

Consigli per non ingrassare: fare attività fisica in maniera regolare

L’attività fisica ha un ruolo centrale sia per non ingrassare che per perdere di massa grassa.
Fare l’attività fisica in maniera regolare comporta diversi vantaggi.

  • Se l’attività fisica è svolta in maniera regolare ed è di un certo tipo è possibile che, anche senza variazioni apprezzabili di peso, si verifichi una redistribuzione dello stesso tra la massa grassa, che si riduce, e la massa magra, che al contrario aumenta. Un risultato del genere non è ovviamente raggiungibile con la semplice passeggiata; occorre un programma di allenamento specifico, meglio se creato da un professionista del settore, ed un’alimentazione corretta, sempre di tipo mediterraneo.
  • Si protegge la massa muscolare (e come suggerito al primo punto è anche possibile aumentarla).
  • Si mantiene alto il metabolismo.
  • Il muscolo mangia durante l’attività fisica ma soprattutto mangia dopo.
  • Il corpo è tonificato.
  • L’appetito si controlla con più facilità.
  • Facendo attività fisica in maniera regolare è più facile prevenire aumenti di peso dovuti alle inevitabili “scappatelle” che ogni tanto è normale concedersi (un po’ di cioccolata, un gelato ecc.); in breve l’attività fisica serve a “mantenere la barca pari”.
Bibliografia

Giampietro M. L’alimentazione per l’esercizio fisico e lo sport. Il Pensiero Scientifico Editore. Prima edizione 2005

Mahan L.K., Escott-Stump S.: “Krause’s foods, nutrition, and diet therapy” 10th ed. 2000

Shils M.E., Olson J.A., Shike M., Ross A.C.: “Modern nutrition in health and disease” 9th ed. 1999