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Tè nero: definizione, lavorazione e polifenoli

Che cos’è il tè nero

Il tè nero, al pari degli altri tipi di tè, è un infuso di foglie lavorate di Camellia sinensis, la pianta del tè, arbusto appartenente alla famiglia delle Theaceae.
Il tè nero, un tè completamente ossidato, è il tipo di tè più consumato nel mondo, rappresentando circa il 78% del mercato della bevanda. E’ preferito dalle culture occidentali, mentre il tè più consumato in oriente, Cina e Giappone in primis, è il tè verde.

“Il tè si beve per dimenticare il frastuono del mondo.”
T’ien Yiheng

Lavorazione del tè nero

La lavorazione delle foglie della Camellia sinensins che porta alla produzione del tè nero procede attraverso alcune fasi:

  • appassimento o asciugatura;
  • arrotolamento;
  • ossidazione.

L’ultima fase, l’ossidazione, farà si che il tè nero abbia caratteristiche organolettiche e di composizione in polifenoli molto differenti rispetto al tè verde, che al contrario subisce processi di ossidazione molto ridotti.

Appassimento o asciugatura

Tè Nero: Appassimento delle Foglie del Tè
Fig. 1 – Appassimento delle Foglie del Tè

L’appassimento o asciugatura è il processo alla base della produzione del tè nero, attraverso il quale viene rimossa l’acqua presente nelle foglie fresche, determinando quindi la concentrazione della linfa della foglia stessa. L’appassimento migliorerà anche la lavorazione successiva.
L’appassimento può essere ottenuto in tre modi differenti:

  • esponendo le foglie alla luce solare;
  • attraverso processi indoor, ossia al chiuso, riscaldando in maniera appropriata le stanze in cui sono riposte le foglie;
  • ricorrendo all’utilizzo di macchinari che ventilano artificialmente le foglie.

Arrotolamento

All’appassimento segue l’arrotolamento che, rompendo il tessuto fogliare, facilita la fuoriuscita della linfa e promuove quindi la successiva ossidazione enzimatica dei polifenoli. Questo passaggio è fondamentale per la creazione dell’aroma, colore e sapore del tè nero.

Ossidazione

L’ultima fase della produzione del tè nero è quella della ossidazione (impropriamente detta anche fermentazione), passaggio chiave nel determinare la qualità del prodotto. In questa passaggio si verifica l’ossidazione enzimatica di circa il 90-95% dei polifenoli, accompagnata da altri cambiamenti che renderanno le foglie da verdi a rosse.
Importanti in questa fase sono la temperatura (in genere sui 25°C), il pH, l’umidità (95% o più), la ventilazione e la durata.

I polifenoli del tè nero: tearubigine e teaflavine

I processi ossidativi, sia enzimatici, ad opera della polifenolo ossidasi, che chimici, per azione dell’ossigeno atmosferico, avvengono a carico delle catechine monomeriche e gallate, e in misura minore dei glicosidi delle catechine, in special modo la miricetina, ma anche di composti non flavonoidi quali la teagallina.
Nel corso della lavorazione si assiste quindi ad una riduzione della concentrazione delle catechine monometriche, caratteristiche delle foglie fresche della Camellia sinensis e del tè verde, con formazione di polifenoli complessi quali:

  • tearubigine, di colore brunastro;
  • teaflavine e acidi teaflavici, di colore rosso-arancio.

Le tearubigine, polimeri di catechine non ancora ben caratterizzati, sono i principali polifenoli presenti nel tè nero, rappresentando circa il 20% dell’estratto ottenuto nel corso dell’infusione. Le tearubigine contribuiscono alla ricchezza di gusto, il cosiddetto “corpo”, del tè nero, oltre che al suo colore rossastro.
Le teaflavine, dimeri di catechine molto meglio caratterizzati rispetto alla tearubigine, costituiscono circa il 3-5% del peso dell’estratto ottenuto dall’infusione del tè. Le teaflavine contribuiscono al gusto vivace ed astringente, oltre che al colore rosso-arancio brillante della bevanda.
Le principali teaflavine sono:

  • teaflavina-3-gallato;
  • teaflavina-3’-gallato;
  • teaflavina digallato.

Benefici del tè nero e ossidazione dei polifenoli

Anche se il tè nero è ancora in grado di migliorare la salute, i processi ossidativi subiti dalle foglie nel corso della lavorazione attenuano gli effetti benefici che invece sono riportati dopo assunzione del tè verde (ascritti in particolare al suo contenuto in catechine quali la EGCG, la epicatechina e la epicatechina gallata).

Il contenuto in caffeina non varia significativamente.

Bibliografia

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Tè verde: definizione, lavorazione, proprietà, polifenoli

Che cos’è il tè verde?

Il tè verde è un infuso di foglie lavorate della pianta del tè, Camellia sinensis, membro della famiglia delle Theaceae.
E’ la bevanda più consumata in Asia, Cina e Giappone in particolare; solo negli ultimi anni, grazie ai suoi effetti benefici sulla salute, sta guadagnando l’attenzione delle popolazioni occidentali, dove il tè consumato con maggior frequenza è quello nero.
Attualmente a livello mondiale il tè verde rappresenta il 20% del mercato del tè.

“Non trovo mai una tazza di tè abbastanza grande o un libro abbastanza lungo da soddisfarmi.”
C.S. Lewis

Lavorazione e proprietà del tè verde

Tè verde
Fig. 1 – Camellia sinensis

Come tutti gli altri tipi di tè, viene prodotto a partire dalle foglie fresche di Camellia sinensis.
Le proprietà peculiari della bevanda derivano dal tipo di lavorazione che subiscono le foglie, lavorazione che riduce al minimo i processi ossidativi, sia enzimatici che chimici, a carico delle sostanze in esse contenute, in particolare le catechine.
Dunque, tra i differenti tipi di tè esistenti, il tè verde è quello che durante la lavorazione subisce la minore ossidazione.
Al termine della lavorazione le foglie del tè, avendo subito modificazioni chimiche poco significative, mantengono il loro colore verde. L’infuso sarà di colore giallo oro.
Infine, la lavorazione delle foglie assicura che il sapore del tè verde sarà più delicato e leggero di quello del tè nero.

Le tre fasi principali nella lavorazione del tè verde

Dopo la raccolta, le foglie sono esposte al sole per 2-3 ore e fatte appassire/asciugare. Di seguito, la lavorazione vera e propria procede attraverso tre fasi principali:

  • trattamento termico;
  • arrotolamento;
  • essicazione.

Trattamento termico

Il trattamento termico, breve e delicato, è il passaggio cruciale per la qualità e le proprietà finali della bevanda.
Può essere effettuato sia con il vapore (metodo tradizionale giapponese), che mediante cottura a secco in pentole calde (dei grandi wok, il metodo tradizionale cinese), una sorta di torrefazione.
Il trattamento termico ha lo scopo di:

  • inattivare gli enzimi presenti nei tessuti delle foglie, bloccando quindi i processi di ossidazione enzimatica, in particolare quelli a carico dei polifenoli;
  • eliminare l’odore d’erba, facendo così risaltare quello del tè;
  • far evaporare, nel caso della torrefazione, parte dell’acqua della foglia (l’acqua costituisce circa il 75% del peso della foglia), rendendola più morbida, così da facilitare il passaggio successivo.

Arrotolamento

Al trattamento termico delle foglie segue una fase di arrotolamento che ha lo scopo di:

  • facilitare la fase successiva di essiccamento;
  • distruggere il tessuto fogliare per favorire, in seguito, il rilascio degli aromi della foglia, migliorando così la qualità del prodotto.

Essiccazione

L’ultima fase è quella dell’essiccazione, che comporta anche la formazione di nuovi composti e migliora l’aspetto del prodotto.

I polifenoli del tè verde

tè verde
Fig. 2 – EGCG

Tutti i tipi di tè sono ricchi in polifenoli, molecole presenti anche nella frutta, nella verdura, nell’olio extravergine di oliva e nel vino rosso.
Le foglie fresche di Camellia sinensis sono ricche in polifenoli solubili in acqua, in particolare catechine (o flavanoli) e catechine glicosilate (entrambe appartenenti alla classe dei flavonoidi), molecole cui si ritiene siano dovuti gli effetti benefici che tradizionalmente si attribuiscono alla bevanda.
Le principali catechine presenti sono epigallocatechina-3-gallato (EGCG), epigallocatechina, epicatechina-3-gallato, epicatechina, ma si ritrovano anche catechina, gallocatechina, catechina gallato e gallocatechina gallato, sebbene in quantità minore. Questi polifenoli rappresentano il 30-42% del peso secco della foglia (ma solo il 3-10% del residuo secco nel tè nero).
La caffeina rappresenta circa il 3% (con variazioni dall’1,4 al 4,5%) del peso secco della foglia.

Assorbimento delle catechine del tè verde e limone

Studi condotti in vitro hanno messo in evidenza il grande potere antiossidante delle catechine, maggiore rispetto a quello della vitamina C e della vitamina E. In vitro, la EGCG è generalmente considerata la catechina biologicamente più attiva.
Studi in vivo e diversi studi epidemiologici hanno evidenziato i possibili effetti preventivi delle catechine del tè verde, in particolare della EGCG, nel prevenire lo sviluppo di malattie cardiovascolari, come l’ipertensione e ictus, e alcuni tipi di cancro, come il cancro del polmone (ma non tra i fumatori), e tumori del cavo orale e del tratto digestivo.
Per queste ragioni è essenziale massimizzarne l’assorbimento intestinale.
Le catechine sono molecole stabili in ambiente acido, ma non in ambiente non acido, come quello dell’intestino a valle dello stomaco; al termine della digestione ne rimangono intatte meno del 20% del totale.
Studi condotti con modelli di tubo digerente di ratto e di uomo, modelli che simulano la digestione nello stomaco e nel piccolo intestino, hanno evidenziato che l’aggiunta al tè verde di succo di agrumi o vitamina C aumenta in modo significativo l’assorbimento delle catechine.
Tra i succhi di agrumi testati nell’esperimento, il migliore è risultato il succo di limone, seguito dal succo di arancia, lime e pompelmo. I succhi di agrumi sembrano avere un effetto stabilizzante sulle catechine che va oltre quello che si potrebbe predire sulla base del loro contenuto in vitamina C.

Bibliografia

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Tè: coltivazione, lavorazione e preparazione

Il tè: dalla pianta alla tazza per la nostra salute

Il è un infuso di foglie essiccate di Camellia sinensis, pianta appartenente alla famiglia delle Theaceae.
La bevanda ha origini molto antiche, risalenti a quasi 4000 anni fa, ed è una delle più consumate nel mondo, in particolare in Asia, con un apporto procapite stimato di circa 0,12 L/d. Dato il suo elevato consumo, anche piccoli effetti sulla salute delle persone possono avere grandi effetti sulla salute pubblica.

Coltivazione della pianta del tè: Camellia sinensis

Piantagione di Tè
Fig. 1 – Piantagione di Tè

Camellia sinensis è una pianta sempre verde originaria del Sud, Est, e Sud-Est asiatico, che attualmente viene coltivata in almeno 30 paesi, principalmente con clima sub-tropicale o tropicale anche se ci sono varietà coltivate in Cornovaglia in Europa o allo stato di Washington negli USA.
In natura, se indisturbata, può crescere fino a 15-20 metri, mentre nelle piantagioni è tenuta, per facilitare la coltivazione e la raccolta delle foglie, ad un’altezza inferiore al metro e mezzo, quindi come un piccolo albero o cespuglio.
La sua coltivazione si può spingere anche in montagna, fino a 1500-2000 metri di altitudine; molti delle varietà più pregiate sono ottenute proprio da coltivazioni montane in quanto la pianta crescendo più lentamente acquisisce più aromi.
Attualmente le due varianti maggiormente coltivate sono:

  • Camellia sinensis var. sinensis, originaria della Cina;
  • Camellia sinensis var. assamica, originaria dell’India.

Lavorazione delle foglie del tè

Per la produzione di tutti i tipi di tè reperibili in commercio vengono utilizzate le foglie fresche di Camellia sinensis. Nella raccolta sono generalmente scelte quelle più giovani poiché le più vecchie sono considerate di qualità inferiore.
Ciò che differenzia i diversi tipi di tè, ad es. il tè verde, l’oolong e quello nero, è la lavorazione che subiscono foglie, lavorazione che darà luogo a differenti gradi di ossidazione delle sostanze presenti, in particolare delle catechine, un sottogruppo di flavonoidi e le principali responsabili degli effetti benefici del tè verde.
Le caratteristiche organolettiche della bevanda sono influenzate, oltre che dalla lavorazione delle foglie, anche dal cultivar, dalle caratteristiche del suolo dove è coltivata la pianta e dai metodi di coltivazione, dall’altitudine, dal clima e dal periodo dell’anno in cui avviene la raccolta delle foglie.

Come preparare un buon tè

  • Data la delicatezza del prodotto è bene conservare la confezione in un luogo fresco, asciutto e privo di profumi in grado di alterarne l’aroma.
  • Utilizzare acqua fresca e portarla ad una temperatura di 95-100°C per il tè nero, e di circa 90 °C per il tè verde.
  • Per non alterare il sapore della bevanda è bene utilizzare una teiera di ceramica o porcellana, evitando quelle di acciaio. Per il lavaggio della stessa evitare i detersivi preferendo acqua e bicarbonato.
  • Per prevenire brusche variazione di temperatura dell’acqua durante l’infusione, è consigliabile preriscaldare la teiera versandovi un po’ d’acqua molto calda. Di seguito svuotarla e aggiungere l’acqua per il filtri/foglie (circa 200-250 mL/filtro).
  • Quanti filtri/g di foglie utilizzare? In genere un filtro (da circa 1,5-2 g) per persona; con il tè sfuso, un cucchiaino per persona.
    Se lo si prepara per più persone aggiungere un filtro/cucchiaino in più rispetto al numero delle persone.
  • Il tempo di infusione non dovrebbe superare i 10 minuti per evitare lo sviluppo di sapori amari; per il tè nero dovrebbe essere di 3-4 minuti, per quello verde 2-3 minuti.
    Se si usa tè in filtri, è bene toglierli al termine del tempo di infusione.
    Circa il 30% della materia presente nelle foglie viene estratta nell’acqua.
Bibliografia