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Dieta alcalina e benefici per la salute

Dieta alcalina e osteoporosi

L’ipotesi alla base della dieta alcalina afferma gli alimenti proteici ed i cereali, con un basso apporto di potassio, portano ad una dieta acida, ad una escrezione acida netta a livello renale, ad un aumento del calcio nelle urine, e al rilascio di calcio dallo scheletro: tutto ciò causerebbe osteoporosi.
E’ vero?
Il calcio presente nelle ossa in forma di carbonati e fosfati rappresenta un grande serbatoio di basi, cioè di sostanze con cui tamponare l’acidità nel corpo: in risposta ad un carico acido come quello derivante da diete ricche di proteine questi sali vengono rilasciati in circolo per mantenere costante il pH. Il minerale è quindi eliminato nelle urine; è stato stimato che la quantità persa da un soggetto che segua questo tipo di diete potrebbe arrivare a circa 480 g in 20 anni o quasi metà della massa scheletrica di calcio!

Anche se queste perdite di calcio possono essere tamponate mangiando alimenti ricchi di sostanze alcaline, come frutta e verdura, e molte informazioni on-line così come un certo numero di libri promuovono una dieta alcalina per la salute delle ossa, una recente meta-analisi ha mostrato che l’associazione causale tra malattia dell’osso da osteoporosi e carico acido dietetico non è supportata da prove e non vi è alcuna evidenza che una dieta alcalina sia protettiva nei confronti della salute delle ossa (mentre protegge contro il rischio di calcoli renali).

Nota: è possibile che la frutta e la verdura siano benefiche per la salute delle ossa attraverso meccanismi diversi da quanto supposto dall’ipotesi della dieta alcalina.

E le proteine?
L’eccesso di proteine nella dieta, a causa del loro elevato carico acido renale, può ridurre la densità ossea se non tamponato dalla ingestione di alimenti che ricchi di alcali, cioè frutta e verdura. Tuttavia, un adeguato apporto di proteine è necessario per il mantenimento dell’integrità ossea. Pertanto, potrebbe essere necessario l’aumento della quantità di frutta e verdura, invece della eccessiva riduzione delle proteine.

E’ quindi consigliabile consumare una dieta normo-proteica ricca di frutta e verdura e povera di sodio, cioè una dieta di tipo mediterraneo; un corretto abbinamento dei cibi prevede l’ingestione di alimenti con un carico acido negativo accompagnati da altri un carico acido positivo. Esempio: pasta più verdure o carne più verdura e frutta, le ultime due, in particolare la verdura, in porzioni generose (vedi figura).

Dieta Alcalina: Cibi e Carico Acido

Dieta alcalina e massa muscolare

Con l’avanzare dell’età vi è una perdita di massa muscolare che predispone a cadute e fratture. Una dieta ricca di potassio, ottenuto da frutta e verdura, così come un carico acido ridotto, protegge la massa muscolare sia negli uomini che nelle donne anziane.

Dieta alcalina ed ormone della crescita

Nei bambini gravi forme di acidosi metabolica sono associate a bassi livelli di ormone della crescita, con conseguente bassa statura: la correzione dell’acidosi con bicarbonato o citrato di potassio aumenta in modo significativo l’ormone della crescita migliorando la crescita. Nelle donne in postmenopausa, l’uso di sufficiente bicarbonato di potassio nella dieta per neutralizzare il carico acido netto giornaliero ha determinato un aumento significativo dell’ormone della crescita e dell’osteocalcina risultante.
Migliorare i livelli di ormone della crescita può ridurre i fattori di rischio cardiovascolare, migliorare la qualità della vita, la composizione corporea, e anche la memoria e la cognizione.

Conclusioni

la dieta alcalina può comportare un certo numero di benefici per la salute.

  • L’aumento del consumo di frutta e verdura migliorerebbe il rapporto K/Na e ciò potrebbe essere di beneficio per la salute delle ossa, potrebbe ridurre la perdita muscolare, così come mitigare altre malattie croniche come l’ipertensione e ictus.
  • L’aumento dell’ormone della crescita può avere molti effetti positivi, dalla salute cardiovascolare alla memoria e cognizione.
  • L’aumento del magnesio intracellulare è un altro vantaggio ulteriore della dieta alcalina (ad esempio il magnesio, necessario per attivare la vitamina D, comporterebbe numerosi benefici aggiunti nei sistemi ormonali in cui la vitamina è implicata).

Va notato che una delle prime considerazioni riguardanti una dieta alcalina, che comprende più frutta e verdura, è sapere in che tipo di terreno questi cibi sono state coltivati poiché può influenzare in modo significativo il loro contenuto in minerali e quindi il loro potere tamponante.

Bibliografia

Fenton T.R., Lyon A.W., Eliasziw M., Tough S.C., Hanley D.A. Meta-analysis of the effect of the acid-ash hypothesis of osteoporosis on calcium balance. J Bone Miner Res 2009;24(11):1835-40 [Abstract]

Fenton T.R., Lyon A.W., Eliasziw M., Tough S.C., Hanley D.A. Phosphate decreases urine calcium and increases calcium balance: a meta-analysis of the osteoporosis acid-ash diet hypothesis. Nutr J 2009;8:article 41 [Abstract]

Fenton T.R., Tough S.C., Lyon A.W., Eliasziw M., Hanley D.A. “Causal assessment of dietary acid load and bone disease: a systematic review and meta-analysis applying Hill’s epidemiologic criteria for causality.” Nutr J 2011;10:article 41 [Abstract]

Schwalfenberg G.K. The alkaline diet: is there evidence that an alkaline pH diet benefits health? J Environ Public Health 2012; Article ID 727630:7 pages doi:10.1155/2012/727630 [Abstract]

Acidosi metabolica e “dieta moderna”

Acidosi metabolica e valori di pH

La scala del pH
Fig. 1 – La scala del pH

La vita dipende da adeguati valori di pH sia all’interno dell’organismo e delle cellule che lo compongono che nell’ambiente circostante.
Gli esseri umani per evitare l’acidosi metabolica e sopravvivere necessitano di uno strettissimo controllo del valore del pH del sangue, che è pari a circa 7,4 (il valore può oscillare entro un range leggermente alcalino di 7,35-7,45). A titolo di confronto, negli ultimi 100 anni il pH del mare è sceso da 8,2 a 8,1 a causa della crescente dissoluzione al suo interno di anidride carbonica (CO2), con un impatto negativo sulla vita degli oceani (questo fenomeno potrebbe portare al collasso delle barriere coralline).
Anche il contenuto in minerali del cibo che mangiamo (i minerali sono utilizzati come sistemi tampone per mantenere il pH entro il range suddetto) è notevolmente influenzato dal pH del terreno in cui le piante sono coltivate. Il pH ideale del terreno per ottenere la migliore disponibilità complessiva di nutrienti essenziali è compresa tra 6 e 7: un terreno acido, con pH inferiore a 6, può avere un ridotto contenuto in magnesio e calcio, mentre valori superiori a pH 7 possono rendere chimicamente non disponibili zinco, ferro, rame e manganese.

Acidosi metabolica e rivoluzione agricola ed industriale

Nella dieta umana, dalla società dei cacciatori-raccoglitori alla presente, c’è stato un notevole cambiamento nel pH e nel carico acido netto della dieta umana. Con la rivoluzione agricola (ultimi 10.000 anni) e ancora più di recente, con l’industrializzazione (ultimi 200 anni), si è osservato:

  • un incremento della quantità di sodio rispetto a quella di potassio (nella dieta moderna il rapporto potassio/sodio si è invertito passando da 10 a 1 a 1 a 3) e del cloruro rispetto al bicarbonato;
  • una scarsa assunzione di magnesio e fibra;
  • una grande assunzione di zuccheri semplici e grassi saturi.

Ne risulta una dieta che può portare ad acidosi metabolica, una condizione che non corrisponde a quelle che sono le esigenze nutrizionali geneticamente determinate.
Inoltre, con l’invecchiamento, si assiste ad una progressiva perdita della funzione regolatrice renale dell’equilibrio acido-base e al conseguente aumento dell’acidosi metabolica indotto dalla dieta.
Infine, una dieta povera di carboidrati ma ad alto contenuto proteico (negli ultimi anni molto in voga), con il suo aumentato carico acido determina cambiamenti molto piccoli nella chimica del sangue, e nei valori del suo pH, ma causa molti cambiamenti nella chimica delle urine: si osserva un aumento del calcio, dell’acido urico indissociato e del fosfato, mentre si riducono il magnesio, il citrato ed il pH delle urine.
Tutto ciò aumenta il rischio di calcoli renali.

Il pH come scudo acido

Acidosi Metabolica: pH di Alcuni Fluidi ed Organi
Fig. 2 – pH di Alcuni Fluidi ed Organi

Il corpo umano ha una straordinaria capacità di mantenere un pH stabile nel sangue, con i principali meccanismi di compensazione presenti a livello renale e respiratorio.
Il pH nel corpo varia notevolmente da una zona all’altra. L’acidità massima si trova nello stomaco (pH 1,35-3,5), dove aiuta nella digestione e ci protegge nei confronti dei microrganismi opportunisti. La pelle è abbastanza acida (pH 4-6,5), e questo fornisce un “scudo” acido che funge da barriera protettiva verso l’ambiente nei confronti della proliferazione microbica (ciò si osserva anche nella vagina, dove un pH inferiore a 4,7 protegge dalla proliferazione microbica).
L’urina ha un pH variabile da acido ad alcalino a seconda delle necessità di equilibrare l’ambiente interno.

Bibliografia

Fenton T.R., Lyon A.W., Eliasziw M., Tough S.C., Hanley D.A. Meta-analysis of the effect of the acid-ash hypothesis of osteoporosis on calcium balance. J Bone Miner Res 2009;24(11):1835-40 [Abstract]

Fenton T.R., Lyon A.W., Eliasziw M., Tough S.C., Hanley D.A. Phosphate decreases urine calcium and increases calcium balance: a meta-analysis of the osteoporosis acid-ash diet hypothesis. Nutr J 2009;8:article 41 [Abstract]

Fenton T.R., Tough S.C., Lyon A.W., Eliasziw M., Hanley D.A. “Causal assessment of dietary acid load and bone disease: a systematic review and meta-analysis applying Hill’s epidemiologic criteria for causality.” Nutr J 2011;10:article 41 [Abstract]

Schwalfenberg G.K. The alkaline diet: is there evidence that an alkaline pH diet benefits health? J Environ Public Health 2012; Article ID 727630:7 pages doi:10.1155/2012/727630 [Abstract]

Frutta e verdura di stagione

Frutta e verdura di stagione: quali vantaggi

Numerose ricerche hanno dimostrato che la stagionalità della frutta e verdura ha un ruolo chiave nell’ottimizzare le loro proprietà antiossidanti; inoltre scegliere frutta e verdura di stagione garantisce anche un notevole risparmio.
Per esempio, un recente studio cinese ha analizzato l’influenza che la stagione di crescita (estate vs inverno) esercita sulla sintesi e l’accumulo di composti fenolici e sulle proprietà antiossidanti in cinque cultivar di vite. Lo studio ha mostrato che sia i composti fenolici che le proprietà antiossidanti della buccia e dei semi invernali erano significativamente più alti di quelli dei estivi per tutte le cultivar esaminate.

Infine, scegliere frutta e verdura di stagione garantisce anche un notevole risparmio di denaro.

Calendario per frutta e verdura di stagione

Frutta e Verdura: Frutta di Stagione
Fig. 1 – Frutta di Stagione
Frutta e Verdura: Verdura di Stagione
Fig. 2 – Verdura di Stagione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Xu C., Zhang Y., Zhu L., Huang Y., and Jiang Lu J. Influence of growing season on phenolic compounds and antioxidant properties of grape berries from vines Grown in Subtropical Climate. J Agric Food Chem 2011:59(4);1078–1086

Reddito, istruzione, aderenza al modello di Dieta Mediterranea e prevalenza dell’obesità

Reddito, istruzione, Dieta Mediterranea ed obesità

In uno studio pubblicato sul British Medical Journal un gruppo di ricerca ha esaminato le associazioni cross-sezionali di reddito ed istruzione con l’aderenza ad un modello di dieta di tipo mediterraneo e la prevalenza dell’obesità in un campione di 13262 soggetti (età media 53±11, 50% uomini media) ricavati da un totale di 24318 cittadini (cittadini del Molise) arruolati in modo casuale nel Progetto Moli-sani, uno studio di coorte basato sulla popolazione.
Il reddito familiare è stato suddiviso come segue:

  • alto (> 40 000 euro/anno);
  • medio-alto (> 25000 <40000 Euro/anno);
  • medio-basso (>10000<25000 Euro/anno);
  • basso (<10000 Euro/anno ).

Livello di istruzione è stato suddiviso in tre categorie:

  • ≤8 (basso) anni di studi;
  • >8 e ≤13 (medio) anni di studi;
  • >13 (alto) anni di studi.

Un reddito familiare più elevato è risultato associato in modo significativo ad una maggiore aderenza alla Dieta Mediterranea e ad un modello alimentare che fa uso di olio d’oliva e verdure, con una probabilità di avere la più alta aderenza alla Dieta Mediterranea chiaramente aumentata in base ai livelli di reddito (la qualità della dieta ha mostrato un continuo miglioramento lungo tutto il relativamente piccolo intervallo di strati economici). La prevalenza dell’obesità era più alta nella categoria a più basso reddito in confronto a quella con reddito maggiore.
L’istruzione è stata associata positivamente sia con l’aderenza alla Dieta Mediterranea che la minore prevalenza di obesità.

Conclusioni

Lo studio ha mostrato che un reddito e un livello di istruzione superiori sono associati in maniera indipendente con una maggiore aderenza ad un modello di alimentazione di tipo mediterraneo e con una minore prevalenza dell’obesità.

Bonaccio M., Bonanni A.E., Di Castelnuovo A., De Lucia F.,Donati M.B.,de Gaetano G.,Iacoviello L., on behalf of the Moli-sani Project Investigators. Low income is associated with poor adherence to a Mediterranean diet and a higher prevalence of obesity: cross-sectional results from the Moli-sani study. BMJ Open 2012;2:e001685. doi:10.1136/bmjopen-2012-001685

Assunzione di potassio e fattori di rischio cardiovascolare

Assunzione di potassio e salute

In uno studio pubblicato sul British Medical Journal un gruppo di ricerca ha condotto una revisione sistematica della letteratura e delle meta-analisi riguardanti l’assunzione di potassio e lo stato di salute in adulti e bambini apparentemente sani senza una insufficienza renale che potrebbe compromettere il bilancio renale del minerale.
Nell’analisi sono stati esaminati undici studi di coorte (127038 partecipanti) che riportano tutte le cause di mortalità, ictus, malattie cardiovascolari, o malattia coronarica negli adulti, e ventidue studi randomizzati controllati (1606 partecipanti) riguardanti i livelli dei lipidi ematici, la pressione arteriosa, la funzione renale e la concentrazione delle catecolamine.
Negli adulti ipertesi un aumentata assunzione di potassio riduce la pressione arteriosa sistolica di 3,49 mm Hg e la diastolica di 1,96 mm Hg.
Nessun effetto è stato osservato negli adulti non ipertesi (tuttavia, gli studi hanno avuto una durata relativamente breve e non hanno considerato l’effetto che una maggiore assunzione del minerale può avere nel tempo) e nei bambini (riguardo ai bambini vi è carenza di dati: solo tre studi controllati con 156 partecipanti).
Negli adulti non ci sono effetti negativi legati alla maggiore assunzione di potassio ne sui lipidi ematici ne sui livelli delle catecolamine, mentre è stata osservata una associazione inversa statisticamente significativa tra l’apporto del minerale e il rischio di ictus (un rischio inferiore del 24%).
Negli adulti sani non vi è alcun effetto negativo significativo sulla funzionalità renale.
Questo studio suggerisce che, nelle persone senza compromissione della funzionalità renale, l’aumento dell’assunzione di potassio (almeno 90 mmol al giorno) è potenzialmente utile per la prevenzione e il controllo della pressione sanguigna elevata e dell’ictus.

Come aumentare l’assunzione di potassio

Assunzione di Potassio: Frutta e verdura: Fonti di Potassio
Fig. 1 – Frutta e verdura: Fonti di Potassio

Da notare che un aumento del consumo di potassio può essere ottenuto seguendo la Dieta Mediterranea, che si caratterizza per il consumo di grandi quantità di frutta fresca, verdura, legumi e cereali non raffinati, tutti ricchi del minerale (che è accompagnato anche da una varietà di altri nutrienti).

Aburto N.J., Hanson S., Gutierrez H., Hooper .L, Elliott P., Cappuccio F.P. Effect of increased potassium intake on cardiovascular risk factors and disease: systematic review and meta-analyses. BMJ 2013;346:f1378

Aderenza alla Dieta Mediterranea, funzione cognitiva e suo declino nelle donne

Aderenza alla Dieta Mediterranea e funzione cognitiva nella donna

Aderenza alla dieta mediterranea: Funzione cognitiva nelle donne
Fig. 1- Dieta Mediterranea e Funzione Cognitiva

In un ampio studio epidemiologico prospettico pubblicati sul Journal of Nutrition un gruppo di ricercatori ha esaminato le possibili associazioni esistenti tra l’aderenza alla Dieta mediterranea per un lungo periodo (l’aderenza era basata sull’assunzione di: vegetali, legumi, frutta, noci, cereali integrali, pesce, carne rossa e carni trasformate, moderato apporto di alcool e il rapporto tra grassi insaturi e saturi) e la successiva funzione cognitiva come il declino della stessa.
I partecipanti, 16058 donne dal Nurses’ Health Study, tutte di età superiore ai 70 anni, hanno sostenuto test cognitivi 4 volte nel corso di 6 anni.
In questo gruppo molto ampio di donne anziane lo studio ha mostrato che l’aderenza alla Dieta mediterranea per un lungo periodo era correlata con una capacità di apprendere moderatamente migliore ma non con un declino cognitivo.

Samieri C., Okereke O.I., E. Devore E.E. and Grodstein F. Long-Term Adherence to the Mediterranean Diet Is Associated with Overall Cognitive Status, but Not Cognitive Decline, in Women. J Nutr 2013;143:493-9

Prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari e Dieta Mediterranea

Dieta Mediterranea e prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari

Prevenzione primaria: Noci ed Olio Extravergine di Oliva: Grassi Salutari
Fig. 1 – Noci ed Olio Extravergine di Oliva: Grassi Salutari

Un gruppo di ricerca spagnolo ha condotto uno studio multicentrico randomizzato sull’efficacia della Dieta Mediterranea nella prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari.
Al momento dell’arruolamento i partecipanti, 7447, range di età dai 55 a 80 anni, 57% donne, non erano affetti da malattie cardiovascolari ma ad alto rischio cardiovascolare (avevano o il diabete mellito tipo 2 o almeno tre dei seguenti fattori di rischio: ipertensione, fumo, sovrappeso o obesità, livelli elevati di colesterolo LDL, bassi livelli di colesterolo HDL o una storia familiare di malattia coronarica precoce).

I soggetti sono stati assegnati in modo casuale ad una delle seguenti tre diete:

  • una Dieta Mediterranea integrata con frutta secca (30 g di frutta secca mista: 7,5 g di mandorle, 7,5 g di nocciole e 15 g di noci);
  • una Dieta Mediterranea integrata con olio extra vergine di oliva (≥ 4 cucchiai/giorno);
  • una dieta di controllo (con suggerimenti per ridurre il grasso nella dieta).

Degno di nota il fatto che, rispetto ai membri del gruppo di controllo, i partecipanti ai due gruppi di Dieta Mediterranea avevano aumentato in modo significativo le porzioni settimanali di legumi e pesce. Queste erano le uniche differenze tra i gruppi.
Non è stata promossa nessuna attività fisica e né è stata consigliata una restrizione calorica.
I partecipanti sono stati seguiti per un periodo medio di 4,8 anni.
L’end point primario era il tasso di infarto miocardico, ictus o morte per cause cardiovascolari ossia il tasso di eventi cardiovascolari maggiori.

Questo studio ha dimostrato che tra le persone ad alto rischio cardiovascolare la Dieta Mediterranea integrata con noci od olio extravergine di oliva ha ridotto l’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori, risultando quindi efficace nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari.

Estruch R., Ros E., Salas-Salvadó J., et al. Primary prevention of cardiovascular disease with a Mediterranean Diet. N Engl J Med 2013